Stefano Piedimonte

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L’assassino non sa scrivere

Nel paesino di Fancuno, tremila anime e una gran voglia di farsi i fatti altrui, da un giorno all’altro cominciano a fioccare cadaveri. La gente viene ammazzata nei modi più atroci e sui corpi delle vittime compaiono messaggi assurdamente sgrammaticati. Chi è questo lazzarone, quest’assassino analfabeta che infierisce sui corpi dei disgraziati col primo oggetto che si trova davanti? Perché uccide? E soprattutto: quanti morti ancora si lascerà dietro prima che i carabinieri riescano a catturarlo? Sulle sue tracce, assieme ai carabinieri guidati da un comandante scacchista, lucido e razionale, si muove un vecchio cronista di nera sulla via della pensione, oltre a un manipolo di personaggi bizzarri, vere e proprie star di una periferia sonnacchiosa sempre in cerca di nuove storie (vere o fasulle che siano), leggende e suggestioni, vie di fuga dall’ordinario, che un bel giorno si trova a dover fare i conti con una storia, stavolta vera, molto più grande, e violenta, e pesante, di quanto le sue piccole stradine non possano sopportare.

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“Se volete che qualcuno si diverta, riflettendo sulla vita, sulla morte, sulla mancanza, ridendo a crepapelle con intelligente amarezza, non avrete che da dirgli accoratamente e con convinzione: va’ a Fancuno.”

Maurizio de Giovanni, autore di Buio per i Bastardi di Pizzofalcone

 

Di lui Maurizio de Giovanni ha scritto:

“Accettate un consiglio spassionato: andate a Fancuno.
Vi troverete nella giungla più infida e pericolosa che esista, la sonnacchiosa provincia italiana. Un luogo buio e apparentemente calmo come un lago di montagna, dalle insospettabili profondità e dalle sconosciute pericolosità. In mezzo a facce così comuni da essere spaventose, a manie così minuscole da essere enormi e a fobie così sottili da essere fatali.
Andate a Fancuno: dove potrà capitarvi di costeggiare un bosco oscuro, incantato e maledetto ma frequentato come una discoteca il sabato sera, e scavare nella storia di piccoli oggetti dimenticati. Dove vi imbatterete in un sirial ciller efferato e ignorante, e in un carabiniere scacchista e razionale che gli dà la caccia con l’aiuto delle scarse forze di alcuni abitanti del paese più ordinario, anonimo e per questo spaventoso del mondo.
Per questo, e per molto altro ancora, se volete che qualcuno si diverta, riflettendo sulla vita, sulla morte, sulla mancanza ridendo a crepapelle con intelligente amarezza, non avrete che da dirgli accoratamente e con convinzione: va’ a Fancuno.”